Anche se giriamo il mondo
in cerca di ciò che è bello,
o lo portiamo già in noi, o non lo troveremo
(R.W. Emerson)

 

 

 


 

 

 

 

Preferisco essere un sognatore tra i più umili, con visioni da realizzare, piuttosto che il principe di un popolo senza sogni né desideri!

 

Pegasus Constellation

 

Perché cerchi la gioia al di fuori di te: non sai che nasce solo nel tuo cuore?

 -R.Tagore

 

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"Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e montagne all'orlo dell'infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col gesso. Questo è il mio posto d'avanguardia, sull'estremo limite del nulla: sull'orlo di quell'abisso combatto la mia battaglia".


ERNST JÜNGER

 

 

Non credo che il fato colpisca gli uomini qualunque cosa facciano, ma credo che il fato li colpisca a meno che essi non facciano qualcosa.


Gilbert Keith Chesterton

 

 

Quando uno stupido fa qualcosa di cui si vergogna, dice sempre che è suo dovere.


George Bernard Shaw

 

 

Il modo più perfido di nuocere ad una causa è difenderla intenzionalmente con cattive ragioni.

Friedrich Nietzsche

 

 

Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano.

Friedrich Nietzsche

 

 

L'immortalità si paga cara: bisogna morire diverse volte mentre si è ancora in vita.


Friedrich Nietzsche

 

 

Come artista, un uomo non ha altra patria in Europa che Parigi.


Friedrich Nietzsche

 

 

Un uomo di genio non fa errori. I suoi errori sono voluti e sono portali di scoperta. 

 

 James Joice

 

 

È segno di grande intelligenza sapere come nascondere la propria
intelligenza.

 

 François de La Rochefoucauld

 

 

Il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto da' e non in base a quanto e' in grado di ricevere.

 

Albert Einstein 

 

 

Dovunque e comunque si manifesti l'eccellenza, subito la generale mediocrità si allea e congiura per soffocarla.

 

Arthur Shopenhauer

 

 

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venerdì, gennaio 09, 2004

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PER L'EDIZIONE 2004 DI "UN VOLTO X FOTOMODELLA":
 
 
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PAGINA DI DIARIO - UN VOLTO PER FOTOMODELLA - QUARTO GIORNO - 14 SET 03
 
Il grosso è fatto e oggi siamo tutti più sereni, compreso Dino, che però recita bene la parte di chi sta sulle spine, per far sì che non ci si rilassi troppo. Vecchia volpe, conosce tutti i trucchi psicologici per tenere sotto pressione i collaboratori. Il Gala dedicato a Renato Balestra deve essere semplicemente perfetto. Anche gli stilisti sponsor che presenteranno le loro collezioni prima della sfilata del “Principe” vanno serviti a puntino. Gianni Saya prova ripetutamente le coreografie e le ragazze già dalle prime ore del mattino conoscono i movimenti a menadito.
Troppi caffè e poco sonno, in questi giorni, sommati ad un’alimentazione più abbondante di quella che pratico solitamente, mi fanno sentire leggermente intontito. Del resto è inevitabile: la cucina del Grand Hotel Vanvitelli è eccellente e per quanto il Falanghina non risulti tra i bianchi di mio gradimento, non me la sento di sottrarmi ai continui brindisi.
Verso le dieci mi reco a visionare i capi degli sponsor, per redigere la presentazione che deve essere letta sul palco da Alessia Fabiani.
Mi vengono presentati due giovani stilisti dell’Agro Aversano: producono capi d’alta moda e abiti da sposa. Sono fratello e sorella: Michela e Carmine.
I capi non sono male ed è un vero peccato che quei nomi si addicano più a bancarellari di mercato che non ad operatori di rango. Dico loro che d’ora in avanti si chiameranno Michelle e Gerard e suggerisco alla ragazza di stravolgere il suo look da studentessa delle suore orsoline, per l’uscita post sfilata. Il ragazzo è ok: belloccio, magro e con le idee chiare circa il look da preferire. Mi guardano, però, entrambi perplessi: non se la sentono di rinunciare al loro nome, visto che saranno presenti “cugini, amici e conoscenti”. La stanchezza incomincia a farsi sentire e mi verrebbe voglia di lasciarli pascolare nel loro prato d’erba secca; ma un briciolo residuo di deontologia m’impone di spiegare loro quanto fossero fuori strada. E siccome ogni atteggiamento provincialistico accende i miei fervori, calo qualche fendente che, me ne rendo conto, colpisce il bersaglio grosso. Ascoltano il testo redatto sotto i loro occhi e tentano di chiedermi come mai non abbia indicato il loro paese. Riescono a rendersi conto, però, che è meglio non formularla la domanda, e si accomiatano con voce roca, troppo convinti e, proprio per questo, ancor più scossi.
Tutto facile per un altro sponsor che presenta i soliti giacconi di tessuto, con bordature di pellicce.
E’ la volta, ora, di una collezione esclusiva di abiti da sposa… che giungerà direttamente nel piazzale antistante la Reggia. Mi tocca scrivere il testo al buio, senza poter vedere gli abiti.
Lo spettacolo inizia con circa trenta minuti di ritardo. Vi sono solo una decina di ragazze selezionate tra le partecipanti; le altre sono indossatrici professioniste.
Prima sorpresa (ma non tanto per la verità): appena giungo nei pressi dei camerini vengo letteralmente preso d’assalto da Michela, Carmine e giunonica madre: “sti nomi francesi non ce la sentiamo proprio di usarli… vogliamo i nostri”. Inutile dire che la ragazza è ancora vestita da scolaretta delle suole orsoline. Mi rendo conto che perdo il mio tempo e acconsento subito alla correzione: la mamma è felicissima e asserisce che “ è dura battere la concorrenza”…..
Seconda sorpresa: chi è lo stilista degli abiti da sposa “Vanitas”, per il quale ho dovuto redigere un testo di presentazione di pura fantasia? Addirittura la moglie di Anthony, il Direttore Commerciale del “Grand Hotel Vanvitelli”, titolare anche di una scuola di portamento.
Roba da matti! Gli dico che sono desolato e che se lo avessi saputo avrei scritto ben altro. Egli, invece, si dichiara molto soddisfatto del testo e asserisce che va benissimo così. Quattro giorni insieme e non mi aveva detto nulla.
Terza sorpresa: Annabella Marrazzo si aggira tra gli ospiti, realizzando interviste per il suo programma televisivo. (Non è questa la sorpresa). E’ la seconda volta che l’incontro e non la vedo da tre anni: eravamo entrambi a Mercato San Severino per una tappa di “Un volto x fotomodella”. E’ ancora più bella di come la ricordassi (Nemmeno questa è la sorpresa). Iniziamo a conversare e non riesco a distogliere i miei occhi dai suoi: se ne accorge, ma non dimostra alcun imbarazzo. La sua voce è molto più melodiosa di come la si percepisca televisivamente e il suo eloquio conferma appieno le impressioni che ho ricavato guardando il suo programma: ama il suo lavoro, che onora con gran rigore, ma è evidente che si sente sottodimensionata nel ruolo. Quando osservo programmi simili ai suoi, noto sempre i conduttori eccitati e felici di girovagare nei locali, in mezzo a tantissimi giovani che si divertono. Il coinvolgimento ludico, inevitabilmente, penalizza la prestazione, che evidenzia i grandi limiti professionali e culturali. Annabella, invece, fa eccezione: si cala nel ruolo con estrema professionalità, misura i sorrisi ed il coinvolgimento e non le capita mai di parlare mentre il microfono è rivolto verso l’interlocutore o di girare le spalle alla telecamera.
Il suo cognome è abbastanza comune in Campania e non mi ha mai sfiorato l’idea (ecco la sorpresa) che potesse essere la sorella di Salvatore, il nostro direttore tecnico, responsabile del Trend Village, che ci raggiunge di lì a poco.
Lo scambio di battute è un classico: “Ma come, non hai mai detto a Lino che sei mio fratello?” “Ma se lui non me l’hai mai chiesto…”
Continuiamo a conversare e le prometto che avrei parlato di lei nel mio diario. Lo sto facendo, infatti, ma non sono riuscito ad evitarmi un “profondo” rimbrotto nel guest-book, per non essere stato più tempestivo. Ben mi sta. Così imparo a parlare prima.
Gli abiti “Vanitas” sono semplicemente favolosi e fungono da naturale prodromo alla sfilata del Principe. Ma ora sono troppo stanco per parlare di Balestra….

© Lino Lavorgna 16 Settembre 2003





















 

 

Scritto da: Gawayn alle 20:42 | link | commenti | Torna su


spettacolo

 

 

 

PAGINA...

PAGINA DI DIARIO - UN VOLTO X FOTOMODELLA - TERZO GIORNO - 13 SET 03
 

Il giorno della finalissima. Le ragazze, di buon mattino sono già al trucco. Alle 10 è prevista la passerella al cospetto dei giurati, diretti da Renato Balestra.
Faccio una scappatella veloce a Napoli: dopo tutto ho un lavoro che ho completamente trascurato, in questi giorni, e torno in albergo quando già la settima ragazza è stata esaminata.
Pasquale di Rete4 non perde occasione per dire stupidaggini e, sinceramente, non capisco perché Dino si ostini ad offrire spazio a siffatti personaggi.
Gianni Saja coordina le uscite delle ragazze e la sua professionalità spicca in modo così marcato, da costituire un costante punto di riferimento per tutti.
Osservo attentamente i giurati e cerco di capire il loro orientamento. Mi seggo (caro computer, è inutile che ti affanni a segnalarmi errori e a sputare sentenze: seggo è meglio di siedo e non è affatto arcaico; chi ha stilato la nota, casomai, è un somaro presuntuoso) nel primo spazio vuoto dell’immenso tavolo disposto a ferro di cavallo e capito affianco ad un tizio a me ignoto, che cerca di assumere, senza fortuna, un’aria disincantata. Sbircio i suoi voti e mi rendo conto che il suo non è solo un problema di vista…
Esco dall’immenso salone e lascio i giurati al loro stressante compito. Spero solo che facciano in fretta, in modo da potermi dedicare con calma alla stesura degli articoli.
Roberto mantiene il controllo dell’apparato, ma è evidente che a mano a mano che passano le ore la tensione monta. Dino si vede a tratti e dà ordini a destra e a manca. Franco regge bene lo stress ed anche Annalisa si mostra imperturbabile, anche se sorride meno del solito; Grace, invece, è visibilmente contrariata e alterna al frenetico lavorolunghe pause meditative. Un periodo di crisi capita a tutti. Passerà. Non si vede Dino Giordano, invece, che evidentemente intende fare sul serio questa volta. In albergo non vi sono né Sonia né Anthony e, pertanto, trovo agevole occupare il loro ufficio per redigere gli articoli e inviarli ai giornali. I risultati mi vengono consegnati intorno alle 15,30 e tutti mi fissano per cercare di capire qualche dato, attraverso mie eventuali espressioni. L’unica che osa chiedermeli è Maria Fronda, pur sapendo bene che non glieli avrei comunicati.
Spedisco l’ultimo e-mail verso le 20,30. Dopo una veloce sistemata m’incammino verso Palazzo Reale. In auto con me vengono Maria, il marito, Katiuscia, Andrea “la peste” e la loro amica marchigiana. Nel breve tratto Maria mi rivela un po’ di notizie amalfitane: nulla è cambiato rispetto al passato, eccezion fatta per alcuni vecchi protagonisti della scena pubblica, messi a riposo dal fluire del tempo.
Una leggera pioggerellina ci fa venire i brividi. Come d’incanto appare un venditore di ombrelli ed io ne acquisto uno: l’aria è freddina e umida. Speriamo bene. Dino guarda ripetutamente verso il cielo alla ricerca della sua stella: se compare,dice, tutto andrà bene.
Compare. La pioggia scema. Si parte.
Quarantanove infreddolite fanciulle in erba, (Oddio, vi è anche qualcuna un po’ meno fanciulla e già dedita ai pascoli di grande lignaggio) si producono nella loro prima uscita, abbastanza veloce, e lasciano la scena a Francesca Fabbri Fellini e a Salvatore Calise.
I giovani di oggi, lo sappiamo tutti, amano vestire in modo informe, che è cosa diversa dal casual. Un abbigliamento informe è proprio brutto, fastidioso alla vista, anche se lo si nota per strada, in un bar. Lo si rispetta certo, ma non si può fare a meno di pensare quali siano i processi psicologici che inducono una ragazza, a volte carina, ad indossare una brutta gonna grigia su pantaloni ancora più brutti, magari di colore beige o marrone, con scarpe di ginnastica o orribili scarponcini e t-shirt su maglietta a maniche lunghe, con contorni di piercing vari in bella mostra dappertutto.
Non è questo il momento per disquisizioni approfondite, ovviamente, ma pensavo proprio a queste cose mentre osservavo gli ospiti, canori e non, che si alternavano alle candidate.
Se l’abbigliamento e i modi informi subiti per strada, infatti, sono facilmente sopportabili, ritengo si sia passata abbondantemente la misura consentendo ad artisti (ma più delle volte a presunti tali) di esibirsi davanti ad un folto pubblico vestiti come se si dovesse togliere l’immondizia dal giardino.
Caro Roberto, a scanso di equivoci, nessun appunto a te! Del resto ne abbiamo parlato e tu hai osservato che se lo permettono a San Remo, non te la senti certo di andare contro corrente. Beh, io me la sento, e alle mie serate se degli ospiti volessero esibirsi con scarpe di ginnastica e stracci indosso, non lo permetterei. Spiegherei loro, pacatamente, concetti di etica e di estetica, tanto di carattere generale quanto legati prettamente al mondo dello spettacolo. Perché è proprio questo il punto: oggi manca il rigore professionale e si concede troppo, sia sul fronte professionale sia su quello comportamentale. Il rap può piacere o non può piacere: a me non piace, ad esempio, pur rispettando molto i rapper statunitensi. Ma questi pseudo DJ italiani che ci propinano le loro masturbazioni cerebrali non sono dei rapper: sono solo dei poveracci senz’arte né parte. E noi adulti siamo ancora più colpevoli, se consentiamo loro di cullarsi nella loro illusione.
Discorsi fuori tempo? No, mi dispiace. Discorsi attualissimi. Il buon gusto non ha età. E se questo è il tempo del cattivo gusto, “è questo tempo” che va corretto. Una donna che si mostri in scena con camicetta attillata trasparente e seno in bella mostra, gonna corta ben abbinata e scarpe con tacco o stivaletti, può definirsi “un’artista emancipata e sexy, padrona di sé”; ma una donna che sotto la camicetta trasparente indossi un orribile jeans slabbrato e scarpe da ginnastica, beh, per decenza non dico a chi assomigli, limitandomi ad affermare solo che offende parecchio il buon gusto e il senso estetico di chi la osservi.
E in quanto ai comici, o presunti tali, proprio non capisco cosa vi sia da ridere ascoltando turpiloqui e parolacce a profusione.
E il primo che afferma che sono fuori tempo, sarà sfidato a lotta libera. Se perde, paga la cena.
Vince Giusy Marino, 16 anni, di Aversa. Fa capo all’agenzia di Dino Giordano. Sono felice per lui.
A Roberta e Lidia non mancheranno le occasioni per mettersi in mostra.

© Lino Lavorgna, 13 Settembre 2003


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Scritto da: Gawayn alle 20:40 | link | commenti | Torna su


spettacolo

 

 

 

PAGINA...

PAGINA DI DIARIO "UN VOLTO PER FOTOMODELLA" - SECONDO GIORNO - 12 SET
 
Come ogni anno, la vigilia della finalissima si apre con la conferenza stampa, alla presenza delle autorità politiche, degli sponsor, delle finaliste con seguito di accompagnatori ed agenti, di un ristretto numero di invitati e dei soliti "portoghesi", che s'intrufolano ovunque si notino cameramen e fotografi.
Ho rivisto Enzo Ascione, oggi assessore al comune di Caserta. Ogni volta che incontro un esponente della Destra mi viene naturale il raffronto con i tempi della mia giovinezza, quando un uomo di Destra lo si riconosceva subito, per il suo incedere, per lo stile, per la classe e per quell'aria di raffinato understatement che faceva venire il mal di pancia a chi lo subiva. Oggi che la Destra di Governo ha spalancato le porte ai nuovi adepti, ci s'imbatte, spesso, in persone con strane storie alle spalle, ed è divertente tentare di capire se l'interlocutore sia a denominazione d'origine controllata oppure figlio della mutevolezza dei tempi. Con Enzo, ovviamente, questo gioco è superfluo. Lo ricordo, giovanissimo, in quel Fronte della Gioventù che ha visto immolarsi sull'altare di spledndidi ideali tanti giovani in gamba, purtroppo ingiustamente dimenticati. Ma non siamo qui per parlare dei ricordi di gioventù.
La giornata è volata via tra prove e preparativi. Il pomeriggio l'ho trascorso quasi interamente a redigere gli articoli, per poi inviarli ai quotidiani. Ancora una volta ho occupato l'ufficio di Sonia ed ho avuto modo di familiarizzare con Anthony, il simpaticissimo e sempre disponibile Direttore Commerciale.
In serata, purtroppo, mi sono dispiaciuto per la decisione del mio amico Dino Giordano, che ha deciso di abbandonare il concorso. Il suo risentimento mi riporta ai primi anni di collaborazione, quando la mancanza di esperienza e il mio retaggio di teatrante, legato a regole e astili di vita completamente diversi da quelli che caratterizzano il mondo dello show business, mi provocava spesso dei malumori.
Ho cercato di dissuaderlo e ho coinvolto Franco, ma dubito che il tentativo sortisca l'effetto sperato e penso proprio che domani sera diserterà la finalissima. Peccato.
Durante la diretta di Radio Kiss Kiss ci siamo tutti calati in frenetiche danze. Le ragazze mi hanno messo al centro di un nutrito gruppo, insieme con Anna Impossibile, la bella e brava coreografa, invitandomi ad improvvisare un strip. Le ho accontentate, ovviamente nei limiti della decenza, e ho colto lo stupore sui volti delle mamme di Roberta e Lidia, le due finaliste che fanno capo all'Excalibur. Mi hanno conosciuto recentemente, in un contesto estremamente professionale e, come da prassi, si sono fatte la loro idea, secondo il consolidato italico costume di affibbiare subito etichette, positive o negative fa lo stesso. Non sanno ancora che cambieranno le loro opinioni almeno quattro volte l'anno, ma siabitueranno anche loro a cogliere le sfumature e le novità, magari con l'aiuto di "Riza", da me consigliato alle figlie per avviare quel processo di destrutturazione dell'ego, che costituisce il primo passo per una sana crescita all'insegna dello stile Excalibur.

© Lino Lavorgna 13 Settembre 2003


PAGINA DI DIARIO - UN VOLTO X FOTOMODELLA - PRIMO GIORNO - 11SETT 03

E sorse il sole! La grande paura della pioggia è passata e si può riprendere a montare l’imponente palco di fronte al Palazzo Reale di Caserta. Dino mi ha svegliato nel cuore della notte per dirmi di non fare tardi al briefing mattutino, ma so bene che certe telefonate gli servono solo a scaricare la tensione: udendo la voce dell’interlocutore, si sente più tranquillo. Ha i nervi d’acciaio, è vero, ma le cose da mettere a posto sono davvero tante.
Alle 8,15 in punto ci ritroviamo tutti a colazione. Il Grand Hotel Vanvitelli, solitamente frequentato come una grande stazione nei giorni di massimo traffico, oggi sembra un vulcano in piena eruzione: matrimoni, cerimonie private, una sfilata di lingerie con oltre 200 invitati, convegni di piccole e grosse aziende, e dulcis in fundo le prime 20 ragazze della finale nazionale.
Scendiamo tranquilli nella sala Genovesi, molto più confortevole dell’angusto ufficio occupato lo scorso anno, e ci accomiatiamo da Gianni, che inizia altrove la preparazione scenica delle ragazze. La tranquillità, però, svanisce alla prima telefonata di Roberto: alla Telecom ignorano la richiesta di una linea ISDN temporanea e, a questo punto, la diretta di domani con Radio Kiss Kiss è a serio rischio. Roberto, vulcanico e iperdinamico come sempre, cerca di mantenere la calma, ma il suo vocione di speaker radiofonico lascia chiaramente intendere che se avesse tra le mani l’interlocutore, offrirebbe senz’altro nuovi spunti di studio per gli ortopedici, in materia di fratture ossee. La replica di quest’ultimo, tra l’altro, è semplicemente pazzesca e sintomatica di quello stato di profonda frustrazione, ampiamente noto, caratterizzante la stragrande maggioranza dei dipendenti della prima compagnia telefonica italiana. Ma non è il caso di perdersi in sterili polemiche. I nipoti ingegneri, in special modo se ivi occupati con alte mansioni dirigenziali, serviranno pure a qualcosa. Chiamo Luigi e in cinque minuti arriva la soluzione giusta: si tratta solo di inviare un nuovo fax ad un altro numero. Lo redigo, ma non posso fare a meno di aggiungere un po’ di veleno circa l’improvvido comportamento di chi ci ha fatto perdere ben quattro giorni senza concludere nulla.
Annalisa, oggi, è più bella del solito e i suoi capelli, una volta tanto sciolti, valorizzano il suo viso e il suo incedere deciso, inducendo chiunque ad ammirarla, nonostante la massiccia presenza di fotomodelle e di indossatrici che girovagano in ogni dove. Le mamme delle finaliste, ansiose ed emozionate more solito, si rivolgono a lei con la malcelata speranza di trovare almeno una risposta alle mille domande che frullano nella mente: le mette a tacere con un sorriso disarmante ed una voce melodiosa, che sembra un canto di usignolo nelle albe di primavera.
Franco, da vero gran signore, studia il tono, le parole ed i gesti giusti per comunicarmi il suo disappunto: ha letto il mio articolo sulla “Gazzetta di Caserta”, ma non si è visto citato. Il volto torna ad illuminarsi quando gli dico che gli articoli dovevano essere tre, in un’intera pagina a noi dedicata, che in uno di essi avevo messo nel giusto risalto il suo importante ruolo e che sarebbero stati riproposti domani.
La cucina del Grand Hotel Vanvitelli, deliziosa e raffinata, meriterebbe di essere onorata con un pacato silenzio, assolutamente impossibile in simili circostanze: durante il pranzo si discute animatamente delle scalette, della scenografia e di tutto il resto. So bene che è tempo perso e che ogni cosa andrà come deve andare a prescindere dal grado di tensione che ciascuno accumula. Lo staff è ben rodato e ciascuno conosce a menadito i suoi compiti. E poi le ragazze sono a pochi passi da noi, ed è bene che loro vedano solo persone serene e sicure. Occorre una frivolezza per stimolare qualche sorriso in più. Mi alzo, mi avvicino ad Annalisa e le dico che Dino mi ha incaricato di declamarle una poesia da lui composta ed a lei dedicata. Mi produco in un adattamento in tempo reale del “Si fossi foco” di Cecco Angiolieri e provoco i primi cinque minuti di “sana pausa del pensiero lavorativo”. Al tavolo vi è anche Grace: ghiotta occasione per recuperare ancora una manciata di minuti. Ragioni strettamente personali l’avevano indotta a ridurre il suo impegno nell’organizzazione: “Ne me quitte pas” mi sembra un testo ideale e glielo declamo, sempre su delega virtuale di Dino, ovviamente in italiano.
Nel corso del pomeriggio devo inviare i comunicati stampa ai giornali ed occupo l’ufficio di Sonia, provvisto di ben due computer in rete. Avrà meno di 30 anni e dirige uno dei settori più importanti della mastodontica struttura alberghiera. Il piglio della leader nella voce, e la classica sicurezza di chi sa il fatto suo. Cosa ne sarà degli uomini, se donne così giovani riescono ad imporsi con tanta facilità? Ai posteri l’ardua sentenza.
Finalmente arriva il momento dell’inaugurazione del “Trend Village”. Il piazzale antistante la Reggia brulica di curiosi e alle 17,45 arrivano l’assessore Pino del Gaudio e il consigliere Cerrato. Le telecamere della RAI riprendono l’apertura degli stand e una giornalista inizia ad intervistare i politici, gli organizzatori e le ragazze. La lunga kermesse è ufficialmente iniziata. Dino saltella ovunque per controllare ogni dettaglio, ma percepisce a pelle che tutto procede secondo i suoi desiderata. Si balla fino a tarda notte. Si è stanchi, ma felici.
Ora sono tutti a nanna, ed anche il cavaliere errante, senza rileggere l’articolo, chiude il computer e si affida ad Orfeo. Se vi sono errori od imperfezioni, saranno rimossi domani.

© Lino Lavorgna 12 Settembre 2003

















 

 

Scritto da: Gawayn alle 20:38 | link | commenti | Torna su


spettacolo

 



 

 

Se la mia virtù è virtù di danzatore, e spesso io balzai con entrambi i piedi in un'estasi d'oro e di smeraldo;
se la mia cattiveria è una cattiveria ridente, che dimora dietro spalliere di rose e file di gigli, nel riso si raduna tutto il male,
ma santificato e assolto della sua stessa beatitudine.
E se questo è il mio alfa e il mio omega, che il greve si faccia lieve, ogni corpo danzatore, ogni spirito uccello:
e questo è davvero il mio alfa e il mio omega!
Oh come potrei non essere preso dal desiderio del nuziale anello degli anelli, dall'anello del ritorno?
Mai ho trovato donna dalla quale volessi avere figli, all'infuori di questa donna che amo: poiché io ti amo, o eternità.
Poiché io ti amo, o eternità!
-Nietzsche-

 

 

 

Quello che non perdono agli uomini del mio tempo non è tanto di essere
vigliacchi, ma di costruire l'alibi della propria vigliaccheria, giorno dopo
giorno, denigrando gli eroi. Adriano Romualdi
 

 

avvenimenti e ricorrenze
buon compleanno
camelot e dintorni
cinema
dedicato a
era mio padre
europa mon amour
i ricordi del cuore
il nostro tempo
la dama della luna
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lirlanda nel cuore
nelle paludi di mordor
societa e costume
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Preghiera per il Grande Spirito Tatanka Mani

 

 Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento, il cui respiro dà vita a tutte le cose. Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza, lasciami camminare nella bellezza, e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto. Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce. Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo. Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me. Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia. Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri. Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso. Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto. Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna.

 

(Bisonte che Cammina)

(1871 - 1967)

 

 

 

 

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L'autorità non si compra e non si eredita ma proviene dalle qualità dell'animo rese manifeste dall'aspetto e dalle maniere, dai convincenti ragionamenti e dal senso di sicurezza che ispira chi esercita il comando.

 

Gabriel Honoré Riqueti, Conte di Mirabeau